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Maleducati d'Italia, ravvedetevi
Sembra proprio che l'Italia di fine millennio abbia
raggiunto il massimo grado della maleducazione. Naturalmente questo blasone
in negativo non è appannaggio solo dei romani (inventori, a questo proposito,
dell'epiteto di coatto), ma vale per lo stivale tutto, dall'Alto Adige
all'isola di Pantelleria, senza quindi escludere il nostro Polesine.
Cosa fanno dunque di tanto disdicevole questi esecrandi "coatti"?
Usano senza discrezione, in maniera smodata i telefonini (a questo proposito,
qualche tempo fa abbiamo letto la notizia di un sacerdote che avrebbe interrotto
la messa per rispondere dall'altare a una chiamata sul cellulare) che fanno
squillare a tutto volume in locali pubblici, tediando gli astanti con i loro
fatti privati amorosi e finanziari, declamati a gran voce. Fumano ovunque, incuranti
dei divieti e della presenza di neonati o persone sofferenti. Usano un colloquiale
"tu" rivolgendosi a sconosciuti o persone d'età, aliene da
queste confidenziali consuetudini. Si presentano a tavola, in un locale pubblico,
sommariamente vestiti, pressoché in mutande e canottiera. Utilizzano
toilette pubbliche e non si preoccupano di tirare l'acqua, lasciando gli apparecchi
igienici in ordine. Ma è quando sono in auto che raggiungono il top della
loro maleducazione. Uno degli esempi principe è quello offerto da chi
parcheggia in doppia fila, inserisce le "doppie frecce" e va beatamente
a fare la spesa o a perdere tempo per i fatti suoi. Sempre restando alla voce
parcheggio, non vi è mai capitato di trovare qualche auto placidamente
collocata davanti al vostro portone di casa, incurante del passo carraio?
Sembra proprio che i mesi estivi, quelli in cui il sole picchia e la maleducazione
impera, siano i più indicati a far esplodere le trovate dei cafoni, sollecitati
dal termometro che sale. È questa appunto la stagione del "telefonino
selvaggio" che suona ovunque, persino in luoghi di culto, a scuola o ai
funerali; delle lettere e delle telefonate prive di risposta; dei fumatori di
sigaro che impongono le loro mefitiche "nuvolette" a chi preferirebbe
aria pulita; dei commensali sudaticci e ancora insabbiati dalla spiaggia che
si avventano seminudi e voraci sugli spaghetti, al ristorante.
Se ci sono i "coatti", non brillano per assenza nemmeno le "coatte",
spesso rappresentate da adipose signore che poco lasciano indovinare alla fantasia,
vestite in maniera inadeguata al loro tonnellaggio o, pur graziose fanciulle,
che mostrano senza risparmio bretelline di reggiseni, mutande nere in trasparenza,
assenza di depilazione, offrendo folti ed antiestetici "boschetti"
personali, alla vista del prossimo.
Se gli italiani si dimostrano lenti nell'uso dello sciacquone, diventano però
dei "velocisti" quando inforcano un mezzo meccanico: automobili che
sfrecciano e ignorano i limiti di velocità; motociclette che espellono
rumorosamente i loro gas; motoscafi che rischiano di decapitare i bagnanti (e
che, qualche volta malauguratamente, vi riescono). Dario Fo sostiene spiritosamente
- a questo proposito - che "il mezzo meccanico è la protesi del
proprio sesso e va esibito, chissenefrega degli altri".
Insomma stiamo vivendo l'epoca della produzione di rumori inutili (telefonici
e non), della dilatazione del proprio io negli spazi altrui metaforici e reali.
Ipertrofia del proprio io e cecità nei confronti dell'identità
altrui.
A proposito dell'uso indiscriminato del "tu", indirizzato a chiunque,
anche a chi non lo gradisce perché esula dalla sua cultura e dai suoi
usi abituali, non possiamo tacere un divertente aneddoto riferito a Giosué
Carducci che, sollecitato da un contadino che gli dava vistosamente del tu,
a fare altrettanto, avrebbe fieramente risposto: "Io invece continuo a
darle del lei, perché si deve pur vedere, in qualche modo, la differenza!..."
Sembra che, a fomentare la maleducazione, contribuiscano i film comici che degenerano
nel "piottismo" (neologismo da "Er Piotta", recente campione
di coattismo, creato da Carlo Verdone, atto a sottolineare certa cafonaggine
imperante, soprattutto da spiaggia). Ed è nella spiaggia appunto che
vige il nudo inopportuno. Si dice che gli uomini vadano perdendo la libido e
che quindi le donne abbondino nel nudo - sperando di vivacizzarli -, anche quando
non sarebbe il caso. E spesso, troppo spesso, le sedicenti signore - ahiloro!
- mancano di quel minimo di buongusto e di provvido senso critico che potrebbe
evitare la controproducente esibizione di tremolanti deretani in tanga, o di
seni più che "depressi", vistosamente esposti.
GRAZIA GIORDANI